Le cose parlano
L’estetica dei luoghi che amo fotografare rispecchia, e allo stesso tempo supera, il “vuoto cosmico” che percepisco come caratteristico della nostra epoca.
Sporcizia, solitudini, moltitudini, degrado, silenzio, chiusura, decadenza, finzione. Potremmo descrivere anche la società che ci circonda con le stesse parole: dalla politica, alla cultura, ai rapporti sociali.
Un distributore, uno stabilimento balneare in pieno inverno, sembrano portarsi dietro tutto un bagaglio di aspettative mancate.
Inevitabilmente vengo attratto da questi luoghi che per me diventano icone, luoghi assoluti.
Ecco che ogni volta che fotografo queste “cose”, potrei essere ovunque, potrei essere chiunque.
Quello che cerco è la catarsi dall’horror vacui.

















Giulio Burroni, Siena 1983, lavora come communication manager in una società di sviluppo web e comunicazione. Si occupa di branding, progetti editoriali e design. È fotografo di luoghi che spesso raggiunge a piedi, ma per la maggior parte del suo tempo vive stanziale, su una sedia ergonomica, nascosto nell’ormai sovraffollata famiglia del digitale.
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Giulio Burroni, Siena 1983, lavora come communication manager in una società di sviluppo web e comunicazione. Si occupa di branding, progetti editoriali e design. È fotografo di luoghi che spesso raggiunge a piedi, ma per la maggior parte del suo tempo vive stanziale, su una sedia ergonomica, nascosto nell'ormai sovraffollata famiglia del digitale.


